È piuttosto strano per un produttore di vino cominciare a presentare
i suoi vini parlandone male.
Andi Fausto sceglie di cominciare il racconto della sua
esperienza di vignaiolo da questa considerazione che, proprio per il suo
carattere insolito e disorientante, sintetizza in realtà lo spessore della persona,
l’atteggiamento del professionista, la visione esistenziale dell’uomo Andi
Fausto.
Per chi ha potuto, il 29 giugno scorso, udire le sue parole all’Agriturismo Monte Cura di Cristiano Cumini, l’esordio del suo discorso dev’essere stato
spiazzante quanto salutare, di quelli che radono al suolo i preconcetti con i
quali spesso inquiniamo l’ascolto degli altri, per lasciare un campo libero nel
quale le parole di Fausto – portato lì ad Albino da Alfredo Leoni della Top-Wine
– hanno potuto radicarsi e sviluppare con la giusta armonia.
Se non sei solo un gourmand a caccia di abbuffate, se non
sei solo un bevitore della domenica che si atteggia a improvvisato degustatore,
se il tuo interesse per il cibo e il vino non è solo bisogno di apparire e dire
io c’ero, se credi che stare attenti a ciò che mandiamo nello stomaco sia prima
di tutto un atto di responsabilità verso noi stessi, verso gli altri e verso la
Terra che abitiamo, tieni libera la data del 29 giugno nella tua fittissima
agenda.
All’agriturismo Monte Cura di Albino, quella sera,
arriveranno i vini di Andi Fausto accompagnati di persona dal loro geniale
creatore.
E come faccio io adesso a dirti in poche righe chi è Andi
Fausto?
Non basta rinchiuderlo nel novero del biodinamico, poiché
persino davanti ai rigidi procedimenti steineriani Fausto non si ferma, se
crede che la sua idea possa portare un miglioramento verso quei concetti di equilibrio e di impatto zero che lo animano da sempre.
Non basta raccontare come da serio studioso abbia
ricostruito un metodo di spumantizzazione risalente al XIII secolo ricavando
uno stupefacente Pinot rosée che fa mangiare polvere a tante etichette blasonate.
Non basta riportare la sua intenzione di estirpare tutto il
pinot dal suo pezzetto a Montù Beccaria in quanto vitigno non autoctono e
quindi non in armonia con l’andamento naturale.
Non basta elencare le sue collaborazioni con gli accademici,
non ultima il recupero di uno dei più antichi vitigni a bacca bianca del
vecchio continente, a lui affidato per riprendere vita e diffusione.
Non basta nemmeno sottolineare il suo impegno quotidiano con
i ragazzi svantaggiati ai quali affida la decorazione a mano delle bottiglie,
una a una, per non parlare del laboratorio permanente Fuori dalla Mischia,
gestito da sua moglie, un modo diverso di fare buone pratiche di comunità
sociale, nella convinzione che il rapporto tra l’uomo e i prodotti della terra
si basa sulla cura e non sul profitto, perché il vero scopo non è arricchirsi
con la terra ma arricchirla.
Da questo sincero interesse per chi come Fausto fa sul serio
e non cerca solo effimeri riflettori, l’idea ha visto la luce grazie alla
Top-Wine di Alfredo Leoni e all’agriturismo Monte Cura di Cristiano Cumini, per
diventare uno di quegli eventi che cambiano chi vi prende parte.