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lunedì 19 ottobre 2015

Quando l'Alchimia si fa Golosa


Qui a Romano i sussulti enogastronomici si contano sulle dita di mezza mano, e anche sporadicamente, ma questo ci sta, tenendo conto del tessuto socioeconomico della zona.

Per questo, è ancora più piacevole applaudire Mario e Nicoletta e la loro Golosa Alchimia - il sito è in costruzione, qui la pagina Facebook - la bottega&osteria che già da un lustro dà lustro - scusate il giochino di parole, ghiotto - al secondo paese della bassa bergamasca, e che neanche un mese fa ha portato qui sulla sponda sinistra del Serio il riconoscimento di Locale del Buon Formaggio assegnatogli al recentissimo Cheese di Bra.

E non si può non partire dal formaggio per raccontare l'impatto che Golosa Alchimia, in quanto bottega, fa ai romanesi o a tutti coloro che anche dagli altri dintorni scelgono di venire a curiosare tra le scoperte e le ricerche che continuamente Mario e Nicoletta espongono in vetrina.

In una terra nata per fare formaggi, la capacità dell'oste-bottegaio di proporre al pubblico eccellenze note e meno note, affiancandole con tutto il ben di Dio che dal resto d'Italia può arrivare, trova terreno più che fertile.

E se dai formaggi passiamo ai salumi, alla passione che trasuda dalla carta nella quale si elencano taglieri che decantano tipicità e tematicità di salami, prosciutti e pancette, la bottega&osteria diventa davvero il crogiolo dell'alchimista che in ogni sua proposta non fa che avvicinarsi a quella sintesi aurea che è la golosità, per chi sceglie di impiegare le sue doti alchemiche nel mondo del buon mangiare e del buon bere.

domenica 21 dicembre 2014

Dal Portichetto, il cuoco solitario fa salpare...

Il Portichetto - Cutty Sark 1869

Otto della sera, cittadina barricata nella nebbia, a qualche ansa dal Serio che scorre nella notte, l'auto fa concorrenza al monumento ai carabinieri, fissa a terra come marmo e già velata di umido.

domenica 28 settembre 2014

Al Caffè Rubini per la tre giorni del fungo

L'autunno non si è lasciato pregare più di tanto e, nonostante alcune comparsate consistenti del sole, in provincia di Bergamo ormai ci si è lasciati dietro gli ortaggi colorati dell'estate per lasciare spazio a uva, zucca, castagne e soprattutto funghi.

A Romano di Lombardia poi, l'attivissimo Gruppo Micologico Romanese ha il suo appuntamento fisso a settembre con la mostra del fungo, che i ristoratori romanesi onorano con un fine settimana di menù a base di funghi, tutti convenzionalmente attestati sui 25 €.

Ho colto così l'occasione di visitare il Caffè Rubini, storico locale di Romano di Lombardia, che oggi vive la sua doppia vita di bar e ristorante in piena salute.

Certo, tra un menù fisso a tema e una carta ce ne passa, soprattutto per questo locale, del quale si favoleggia riguardo a un mitico antipasto di mare, piatto rischiosissimo su cui prima o poi mi toglierò ogni curiosità, perché nei miei concittadini acquisiti - che chiamano pesce i molluschi e i crostacei - ho una fiducia a responsabilità limitata.

Il locale è senz'altro una perla, valorizzato dalla posizione strategica, con i due scorci sulla piazza del centro da una parte e sulla rocca dall'altra, e si conserva con grande coerenza rispetto al borgo antico nel quale è immerso.

Così, mentre fuori passano figuranti in abiti medievali per la consueta sfilata, la serata del fungo può cominciare.

domenica 6 luglio 2014

A Romano, il Portichetto ti sorprende...

In una Romano di Lombardia euforica per la notte bianca, quando il fiume di gente si fa impetuoso e gironzolare in bicicletta è peggio che affrontare le rapide.

Le sere che cambiano pelle da un momento all'altro sono le migliori, ed è un sollievo ritrovarmi al ristorante il Portichetto dopo un pedalare vago e inefficace, tentato dal tornare a casa e tuttavia convinto di trovare il giusto ristoro, sotto il portico di Fabio Marchini e sua moglie.

Ma prima di approdarci, guardo in alto, la mezza luna nel blu stellato non ha dubbi, è dalla parte dei romanesi e della notte che si sono dedicati, però la gimkana tra i tavoloni sui quali si strafocano pane e salamelle, patatine e birre e che entrano persino dentro la camera della banca per il bancomat è un vero safari.

Io però voglio festeggiare comodo e, incatenata la bici che del resto non fa gola a nessuno, cerco io qualcosa che mi faccia gola.

C'è troppa gente a Romano stasera, i ristoratori non vogliono farsi scappare l'occasione, chi è questo avventore solitario che pretende col suo sedere di occupare un tavolo e magari mangiare un piatto e mezzo, quando al suo posto potrei farne sedere quattro presi a caso da questa calca che tracima dalla strada fin dentro i ristoranti e incassare qualche euro in più?

Così per tre volte mi sono sentito dire, tra il titubante e la cattiva improvvisazione, non c'è posto o è prenotato o un generico e insostenibile mi dispiace ma non è possibile.

E ora, ciclista gourmet fai da te, come te la sbrighi, se anche spostandoti al confine del paese quell'estremo ristorante ha chiuso per trasformarsi in una sera in improvvisata griglieria da fiera?

Per fortuna il mio senso civico mi fa seguire i sensi di marcia giusti, nonostante la bici, e approdo nei pressi di via dell'Armonia, ma qui c'è il Portichetto, quante volte mi ha tentato, nei miei ritorni dal lavoro a pranzo e ho sempre rimandato in vista di una ipotetica cena?

Ed eccola qui, la cena, che da ipotesi si trasforma in fatto compiuto, eccolo qui, il Portichetto di Fabio e Angela, che coniuga nido d'amore e dispensa di delizie.

La buona mano e l'attenzione alle materie di lui, la premura e la competenza enologica di lei, in una conduzione familiare che è buona senza essere alla buona, fanno di questo piccolo ristorante un gioiello che una parte di me vorrebbe in piena luce, pronto ad accogliere frotte di avventori, ma l'altra parte - quella che prevale stasera - benedice la sua location ombrosa e tranquilla, proprio sotto il portico delle nuove costruzioni a ridosso del centro.

Ho letto in giro una sottolineatura sul fatto che non abbiano una carta scritta, il che è vero, ma questo, oltre a essere indice di una freschezza reale delle materie, non vuol dire che non si possa verificare il costo, visto che il menù fornito dalla padrona di casa serve proprio informare che antipasti e primi viaggiano sui 9 €, i secondi di pesce 13, e la carne ha prezzi al chilo nettamente sotto la media.

Falso invece che non ci sia la carta dei vini, anzi, è ben calibrata e minuziosamente messa a punto da Angela stessa, persino nella scelta del vino da servire al calice.

Ispirazioni liguri e toscane danno il la alla creatività e alla sapienza di Fabio, e così si può cominciare.

domenica 2 febbraio 2014

A Romano, Mariet fa le cose per bene


Quattro piatti, quattro vini, cucina tecnica e calibrata, locale raffinato, personale accorto e costo contenuto.

Non ti sto raccontando una favola: è solo la descrizione della serata al ristorante dell'Hotel Mariet di Romano di Lombardia.

È proprio vero che chi ha dei tesori nella propria città poi non li conosce: io che a Romano ci abito e ci passo davanti migliaia di volte all'anno, da quando ha ristrutturato e aperto una nuova e importante stagione della sua vita, nell'hotel ristorante Mariet non ci avevo ancora messo piede, colpevolmente.

Eppure, quando l'ho trovato nell'elenco dei ristoranti aderenti a TrentacinquEuro ho subito accarezzato l'idea di visitare e raccontare un pezzetto del mio paese adottivo.

Trentacinqueuro - che poi è anche il prezzo dei menù proposti - riunisce quaranta e più ristoranti della provincia di Bergamo (ne ho parlato già qui), ma andando a spulciare le singole offerte si capisce che ognuno ha interpretato l'iniziativa a suo modo.

C'è il misterioso che ti dice vieni da me e affidati alla mia genialità ma non posso dirti adesso che cosa mangerai, c'è il vago che ti lascia nel dubbio su ciò che berrai, c'è il preciso che ti esclude il sabato sera o altre fasce orarie, c'è addirittura il parsimonioso che ti propone tre liste di portate ma poi te ne fa scegliere soltanto due.

Per fortuna c'è anche chi, come il Mariet e qualche altro, ti dice per filo e per segno che cosa ti porterà in tavola, dall'antipasto al dessert, e con quale abbinamento, portata per portata.

Non solo: il Mariet propone menù degustazione a base di carne o di pesce, e questo ci ha permesso di assaggiare entrambi senza problemi.

Insomma, già  nella presentazione e nella comunicazione, la chiarezza e la sicurezza di ciò che intendono proporre non lascia dubbi al potenziale visitatore, e queste sono alcune delle cose che fanno la differenza vincente.

lunedì 7 ottobre 2013

Un dolce per Romano: vince la semplicità


Chissà che cosa si prova a essere l'inventore del dolce ufficiale della propria città, a superare una trafila di mesi per emergere su altri ottanta concittadini agguerriti, tutti in gara per aggiudicarsi l'onore di regalare a Romano di Lombardia l'invenzione che ne porterà il nome e l'immagine sulle tavole di tutta la provincia di Bergamo.

domenica 9 settembre 2012

A spasso nel cibo: la cena itinerante di Romano


Già da sette anni a Romano di Lombardia si svolge una maratona gastronomica, a opera di associazioni locali, in concomitanza con la Rassegna delle eccellenze, esposizione di artigiani, commercianti e affini.

Il risultato?



La cittadina si riempie, il pubblico eterogeneo, l'atmosfera frizzante e cammin facendo si può anche provare a gustare qualcosa.



Eccolo qua, il pegno: alle cene itineranti si associa il piatto da acquistare, che una volta era anche usato come piatto in cui mangiare lungo le strade, ma oggi ai punti di distribuzione ci sono igienicissimi contenitori di plastica quando è il caso (sebbene alcuni partecipanti scelgano di travasare il contenuto dalla plastica alla ceramica, perché se no che cena itinerante è?

Per 12 € ci si guadagna la possibilità di accedere a tutte e sette le stazioni di questa via cibi.

Ma che si mangia?

mercoledì 8 agosto 2012

Pausa pranzo: mezzogiorno all'indiana


Pentole con riso, piccoli tegami con intingoli colorati e profumi che annebbiano chi siede a tavola e che dalla foto non puoi sentire.

L'associazione cucina indiana/spezie/aromi è ben salda anche nell'immaginario di chi indiano non ha mai potuto o voluto mangiare, anzi, chi l'adora afferma di amarla proprio perché speziata, e chi la odia giustifica il suo sentimento nello stesso modo, e vale per quasi tutte le cucine esotiche.

Se a Bergamo, la cucina indiana si può gustare al Guru o al Maharaja (di cui ho parlato in questo post), per chi bazzica la bassa pianura da pochissimo ha aperto alla Cascina, negli stessi locali che gli abitanti di Romano di Lombardia  e Bariano ricordano aver ospitato più volte le varie gestioni del Macallé e poi del Borderline (e il nome era già un programma) e che adesso è teatro di una nuova avventura italo-indiana.

Consapevole di scrivere per un ristorante che potrebbe non esserci più a breve, vista la storia, la curiosità è scattata in modo potente.

Soprattutto poi quando l'opuscolo mi ha rivelato non solo i menù degustazione da 31, 33 e 35 € (rispettivamente vegetariano, carne e pesce) ma anche la proposta pranzo indiano a 8 € con bevande: impossibile rimandare.

domenica 29 luglio 2012

Marrakesh mon amour: dal Marocco alla Lombardia

Già da più di un anno la scritta Marrakesh mon amour sotto le cerchie di Romano di Lombardia esercitava il suo potere d'attrazione sul mio debole verso l'etnico.

Io, orfano dell'omonimo ristorante marocchino alle spalle di Borgo Santa Caterina a Bergamo, e costretto ad andarmene dal Riad-Marrakech di Treviglio perché la loro ortodossia gli impedisce di vendere alcolici (e quella sera proprio non ce la facevo a mangiare la tajine con la coca cola), mi sono deciso a provare il ristorante marocchino del "mio" paese.

Alcune voci parlavano di un cous-cous-niente-di-speciale, altre lo decantavano per come, durante la scorsa Notte Bianca di Romano, oltre al cibo era stato possibile assistere allo spettacolo di danza del ventre.

Erano le 19.30 e alle 21, dall'altra parte del paese, ci aspettava la noche de tango argentino.

Quando però siamo entrati nella saletta incantevole abbiamo subito capito che il Marrakesh mon amour meritava di essere capito senza fretta.

Si definisce ora lounge bar restaurant, ora ristorante etno-chic, cerca di toccare annunciando specialità marocchine o ricordando che c'è la splendida terrazza per fumare il narghilé.

Ma quello che non si può scrivere, perché sembrerebbe vanteria, è la bontà dei suoi piatti, l'unico vero e serio motivo per andarci, anche al di là dei prezzi che in certi casi si potrebbero ridiscutere.

Perfino il sito, a mio parere, non rende l'idea di quanto possa essere gradevole mangiare al Marrakesh mon amour.