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martedì 1 settembre 2015

Da Alti Formaggi, l'Onaf per il Provolone Valpadana DOP


Se è vero che spesso il formaggio racconta la storia e la geografia dei luoghi nei quali è prodotto - perché nasce dalla necessità reale che gli allevatori avevano, nei loro spostamenti, di conservare, trasformare o cedere il latte dei loro animali affinché diventasse cacio - ci sono casi un po' più articolati, nei quali i confini della storia e della geografia si espandono.


È il caso del Provolone Valpadana DOP, diretta conseguenza dell'unità d'Italia e degli spostamenti virtuosi delle popolazioni lungo lo stivale e in particolare dal Sud al Nord.

Anzi, nel caso di questo formaggio, non si trattò di un'emigrazione per indigenza bensì di una strategia imprenditoriale con la quale questa provola di grandi dimensioni, adatta sì a stagionare, ma senza asciugarsi, venne trapiantata in quel territorio tra Piacenza, Cremona e Brescia, così adatto all'allevamento bovino, dando la stura alla diffusione nel Nord Italia di questa e di tutte le altre paste filate, fino ad allora poco consuete in Settentrione.


Il trapianto è più che riuscito, e il Provolone Valpadana DOP - la cui denominazione d'origine era riconosciuta sin dal 1993 come DOC - ha un posto di assoluto rilievo tra i suoi fratelli di altre regioni.

venerdì 30 gennaio 2015

Una pizza tra Hollywood e Treviglio

Le insidie maggiori a volte stanno nelle cose apparentemente più semplici.

E tra le miriadi di cose che puoi decidere di mettere tra i denti in un qualunque sabato sera non particolarmente degno di nota rispetto agli altri, puoi star sicuro che la scelta di una pizza ti accomuna a migliaia di altre persone a caccia di una soluzione rapida e indolore.

Da qui in poi, è questione di latitudine, e quanto sei sopra l'equatore diventa determinante per la tua soddisfazione dopo aver mangiato questa benedetta pizza.

Qui in provincia di Bergamo il discorso si fa scottante come una margherita appena uscita dal forno a legna a 450 gradi, vuoi perché per fare una margherita accettabile ci vogliono un pomodoro e un latticino sinceri, e soprattutto il forno di cui sopra, che nei paraggi suddetti o latita o non è utilizzato in tutto il suo potenziale.


E non ho parlato dell'impasto, e di tutte le magagne che si porta dietro.

Paste poco idratate, fatte crescere con alto pompaggio di lievito, ma poi non maturate abbastanza, stese col caterpillar, affinché facciano cric-croc come le schiacciatine confezionate in bustine trasparenti, che hanno gli stessi difetti ma almeno non osano costare circa una decina d'euro.

Quadro nero, de gustibus, napoletanitudine eccessiva, non lo so, però so che la pizza mi manca, che m'invento ogni scusa o per farmela a casa o per costringermi ad assaggiare quelle dei dintorni orobici, per nulla esausto dalle delusioni.

Di Hollywood Pyzza Restaurant a Treviglio si parla bene, se sai tradurre il vocabolario indigeno sulla morfologia della pizza.

Quando una pizza ha le caratteristiche di quella partenopea - ossia disco pieghevole, sottile, bordato da cornicione soffice e alveolato - qua la chiamano pizza alta, che sarà improprio come aggettivo, però ormai si è capito che vuol dire tipo quella napoletana, anzi, molto spesso le persone la dicono per esteso: sai, l'Hollywood Pizza la fa alta, come quella napoletana - che poi non è affatto alta, va be' - , e quando napoletano lo sei non puoi frenare la curiosità.

Scopro poi, dai commenti di chi l'ha provata prima, e dalle parole sul loro sito poi, che la pizza viene stesa nella semola di grano duro.

Sospiro, sollevato, perché l'unico motivo valido per una simile procedura è avere un impasto così morbido e pieno d'acqua da necessitare quest'asciugatura d'urto da parte della semola.

Sì, poi lei ti lascia quel velo granuloso sulla superficie della pasta, ma non crediate che lo facciano per darvi la sensazione tattile in bocca.

Fatto sta che l'impasto morbido e idratato è un grande punto a favore.

Sicuramente se hai dei forni elettrici devi essere solo un pazzo se poi non fai un impasto simile, perché con un'idratazione media ti esce la famosa pizza-cracker cui alludevo più su e che ho già stigmatizzato in altri racconti (e di pazzi simili, soprattutto d'asporto, qua siamo pieni).

E poiché all'Hollywood la pizza va nel forno elettrico, la scelta è quanto mai oculata.

Dunque, ce l'hanno messa tutta nell'impastarla e nello stenderla, ma con quali risultati?

domenica 4 gennaio 2015

Tiriamoci sushi: Japo Restaurant sulla via dell'illuminazione


Abbassa lo sguardo, la donna sul muro del Japo Restaurant a Treviglio.

Una storiella dal sapore orientale racconta di come gli uomini comuni, guardando l'imperatore divenuto tale in modo non proprio limpido, non alzino lo sguardo su di lui, non perché essi sono inferiori, ma anzi perché lui non lo merita.

E qui, a guardare l'immagine ti viene il riflesso di fare altrettanto, e non sai più chi si sente più degno tra te e il muro di fronte, e se lo sguardo si abbassa per tacita inferiorità o per silente altezzosità.

domenica 8 dicembre 2013

Groupon Adventures: a Treviglio, alta e bassa marea nel Parco

Al centro di Treviglio, dove un tempo sorgeva il borgo originario, circondato da un fossato sul quale oggi c'è l'anello stradale principale, si distende un'area verde che impreziosisce le passeggiate dei cittadini e dei visitatori.

Treviglio, del resto, è il centro più importante della provincia bergamasca, orientato verso Milano, e in certe sue sfumature ne assume le modalità, le usanze, persino le fattezze.

Proprio in questo polmone verde ci avventuriamo nell'appuntamento proposto da Groupon con quest'offerta per il Ristorante del Parco.

Il locale non è sterminato, nella bella stagione sicuramente sfrutterà moltissimo il gazebo esterno, ma col freddo di questi giorni si sta dentro, e dentro non si sta proprio larghi, così è inevitabile fare un po' di slalom per spostarsi o doversi concentrare per non rispondere ai clienti accanto che parlano tra loro ma di fatto è come se parlassero con noi, cosa che immagino anche loro potranno dire all'inverso.

domenica 29 luglio 2012

Marrakesh mon amour: dal Marocco alla Lombardia

Già da più di un anno la scritta Marrakesh mon amour sotto le cerchie di Romano di Lombardia esercitava il suo potere d'attrazione sul mio debole verso l'etnico.

Io, orfano dell'omonimo ristorante marocchino alle spalle di Borgo Santa Caterina a Bergamo, e costretto ad andarmene dal Riad-Marrakech di Treviglio perché la loro ortodossia gli impedisce di vendere alcolici (e quella sera proprio non ce la facevo a mangiare la tajine con la coca cola), mi sono deciso a provare il ristorante marocchino del "mio" paese.

Alcune voci parlavano di un cous-cous-niente-di-speciale, altre lo decantavano per come, durante la scorsa Notte Bianca di Romano, oltre al cibo era stato possibile assistere allo spettacolo di danza del ventre.

Erano le 19.30 e alle 21, dall'altra parte del paese, ci aspettava la noche de tango argentino.

Quando però siamo entrati nella saletta incantevole abbiamo subito capito che il Marrakesh mon amour meritava di essere capito senza fretta.

Si definisce ora lounge bar restaurant, ora ristorante etno-chic, cerca di toccare annunciando specialità marocchine o ricordando che c'è la splendida terrazza per fumare il narghilé.

Ma quello che non si può scrivere, perché sembrerebbe vanteria, è la bontà dei suoi piatti, l'unico vero e serio motivo per andarci, anche al di là dei prezzi che in certi casi si potrebbero ridiscutere.

Perfino il sito, a mio parere, non rende l'idea di quanto possa essere gradevole mangiare al Marrakesh mon amour.

martedì 29 maggio 2012

Il cinema gustoso



 Il finale della rassegna (P)assaggi di cinema, di cui avevo parlato qui, è stato all'insegna del miglior connubio film-cibo, grazie alla proiezione di Mangiare, bere, uomo, donna di Ang Lee che ogni gourmet conosce.

A promuovere l'iniziativa è la condotta Slow Food Valli Orobiche in collaborazione con Lab80, con la promessa di ripetere l'esperienza visto il successo.

mercoledì 16 maggio 2012

A Bergamo il cinema è da mangiare



 Per chi vive nei dintorni di Bergamo e ama il cinema, da sempre Lab80 è una garanzia, con le sue iniziative per la diffusione e il sostegno della settima arte.

Ma che cosa fare se, oltre alla voglia di soddisfare il senso della vista con il grande schermo, siamo anche portati a rendere onore al nostro senso del gusto?

Semplice: fino al 28 maggio 2012, Lab80 propone (P)assaggi di Cinema, progetto già sperimentato l'anno scorso e ora ufficializzato in una rassegna di cinema+degustazioni che non aspetta altro che i cinofili-gourmet di tutta la Lombardia.

Tra l'Auditorium di Piazza della Libertà, il Teatro Tascabile in Città Alta e il Centro Civico Culturale di Treviglio, tra le grandi pellicole degli anni '50, le genialità di Totò e il mitico Ang Lee, tra i dolci di Ol-fà di Osio Sotto, la cucina del ristorante Da Mimmo e le proposte dell'Associazione Immagine Sospesa, il programma è un tripudio di scenari, capolavori e manicaretti.

Se vi dico il prezzo, scommetto che vi prenotate due settimane a Bergamo per vedere e mangiare tutto quello che c'è: 5 €!

P.S. Domani sera c'è Totò Truffa '62!