Sono passati settantasette anni da quando il barone
Pierre Le Roy e gli altri viticoltori di
Châteauneuf du Pape e dintorni presero la felice decisione di creare una bottiglia unica per il loro vino.
Legato sin dal XIV secolo al volere e ai capricci dei papi della cattività avignonese, il vino che ne prende il nome - e la solennità - da allora è
armato di tiara papale e chiavi di San Pietro, come a significare che ha il potere di aprirti le porte del Paradiso.
E ieri sera, al
b3 di
Daniele Cumini, di bottiglie
armate e di porte paradisiache se ne sono aperte, con gli
Châteauneuf du Pape dell'attenta selezione targata
Top-Wine.
Annunciato già da una ventina di giorni, l'
evento è nato proprio da una scintilla di puro gusto, quella che lo chef Daniele ha visto accendersi dopo aver provato i vini del
Domaine De Cristia che, insieme a un'altra importante parcella della zona, agli
Champagne Billiot e al
Sauternes Rieussec, hanno fatto da trampolino per la sua creatività.
Un territorio poliedrico, quello degli
Châteauneuf du Pape, che vede avvicendarsi sabbia rossa, ciottoli, calcare e piccoli rilievi, nei quali le uve, soprattutto la
Grenache, sono in grado di sviluppare caratteristiche che, miscelate con competenza, producono vini dal frutto inconfondibile, intensi ma eleganti, e soprattutto capaci di performance d'invecchiamento quasi inverosimili.
Una finissima cena che nel cuore si rivela anche un'istruttiva esperienza degustativa, nell'incontro dei piatti pensati da
Daniele Cumini e dei vini abbinati da
Alfredo Leoni.