Più o meno in tutta Italia, la ristorazione etnica non ha vita facile: basti pensare a quello che è successo all'universo cinese, ridotto a proporre la cucina del sud della Cina, nei suoi piatti più abbordabili per noi occidentali, con quel fondo tutto uguale di glutammato, mentre le grandi e geniali preparazioni di Shangai si trovano solo in alcuni rifugi privilegiati (a proposito, quando riapre il Bambu???).
Non parliamo poi del mondo arabo, che qui nel bergamasco latita colpevolmente e non certo per colpa dei potenziali ristoratori.
E il Giappone de noantri come va?
Fatta eccezione per Milano e per alcuni locali sparsi qua e là, spesso gestiti da italiani, che propongono una cucina giapponese di qualità a cominciare dalle materie prime e quindi dai costi più elevati, si sta diffondendo sempre più un modello tutto appiattito sulle declinazioni del sushi - giusto perché il riso è riconoscibile al nostro palato - piatto per niente facile da realizzare, anche se non sembra.
Il modello dilaga, l'offerta si moltiplica e quindi in questo tipo di ristoranti nipponici si può uscire senza aver dato fondo alla carta di credito.
Ma avendo mangiato come?
Qui a Bergamo, di ristoranti giapponesi di medio livello ce ne sono diversi e uno dei più frequentati è il Nagoya di via Maffei.
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